Contributi figurativi: ecco cosa sono e come influiscono sulla pensione

Contributi figurativi: ecco cosa sono e come influiscono sulla pensione

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Contributi figurativi: ecco cosa sono e come influiscono sulla pensione

I contributi figurativi sono una forma di versamento previdenziale che permette di valorizzare economicamente alcuni periodi della vita in cui non si lavora, ma…

Massimo Parisi14 Aprile 20265 min lettura

I contributi figurativi sono una forma di versamento previdenziale che permette di valorizzare economicamente alcuni periodi della vita in cui non si lavora, ma si ha diritto comunque a vedere riconosciuti dei contributi utili ai fini della pensione. Questo sistema consente di non penalizzare chi, per esempio, ha interruzioni lavorative dovute a eventi tutelati dalla legge, come malattia, maternità, disoccupazione o servizio militare.

Cosa sono i contributi figurativi e come si accumulano?

Quando si parla di contributi figurativi si intende quella quota di contributi che l’INPS accredita al lavoratore in assenza di una retribuzione effettiva. Questi periodi non vengono versati dal datore di lavoro o dal lavoratore stesso, ma riconosciuti d’ufficio o su domanda, a seconda dei casi. Rientrano tra i periodi coperti da contribuzione figurativa, ad esempio:

  • periodi di maternità obbligatoria;
  • servizio militare o civile;
  • assenza per malattia o infortunio (entro certi limiti);
  • cassa integrazione guadagni;
  • disoccupazione indennizzata (NASpI, mobilità);
  • permessi e congedi per assistenza a familiari con disabilità (Legge 104/92).

La normativa che regola i contributi figurativi si trova principalmente nel D.P.R. 818/1957, nel D.Lgs. 503/1992 e successive modifiche. Di solito, questi periodi vengono accreditati automaticamente, ma in alcuni casi è necessario presentare una domanda all’INPS.

Qual è l’impatto dei contributi figurativi sulla pensione?

I contributi figurativi incidono sia sul diritto (accesso) che sulla misura (importo) della pensione. Ai fini del diritto, questi contributi si sommano agli altri periodi di lavoro effettivo, permettendo di raggiungere prima il requisito degli anni minimi richiesti. Ad esempio, per la pensione di vecchiaia sono necessari almeno 20 anni di contribuzione.

Sulla misura della pensione, i contributi figurativi vengono calcolati in base alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato. In media, secondo gli ultimi dati INPS, beneficiando di 3 anni di contributi figurativi si può ottenere un incremento pensionistico del 5-7% rispetto a chi non ne usufruisce. Tuttavia, la percentuale varia in base alla carriera lavorativa e all’entità della retribuzione figurativa.

Come richiedere i contributi figurativi per la pensione?

Non sempre l’accredito dei contributi figurativi è automatico. Per periodi di servizio militare, congedi parentali o malattie di lunga durata, occorre presentare domanda all’INPS, allegando la documentazione che attesta il diritto. La domanda può essere inviata online tramite il sito dell’INPS oppure tramite Patronato.

È consigliabile controllare periodicamente l’estratto conto contributivo: se noti che mancano dei periodi figurativi, puoi richiederne l’integrazione. Ricorda che i tempi di accredito possono variare, quindi è utile muoversi con anticipo rispetto alla finestra pensionistica.

Contributi figurativi e pensione anticipata: cosa sapere?

I contributi figurativi hanno un ruolo chiave anche per la pensione anticipata. Per esempio, per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 10 mesi di versamenti (41 anni e 10 mesi per le donne). Sono validi i contributi figurativi accreditati per disoccupazione e malattia solo se precedenti al 1° gennaio 1997. Dal 1997 in poi, invece, ai fini della pensione anticipata, sono validi solo quelli per maternità, servizio militare e cassa integrazione.

La legge stabilisce anche dei limiti: non si possono utilizzare più di 5 anni di contributi figurativi per maturare il requisito dei 42 anni e 10 mesi. Questi limiti sono previsti dal D.Lgs. 503/1992 e successive circolari INPS.

Quali sono i vantaggi dei contributi figurativi nel calcolo della pensione?

Uno dei benefici maggiori dei contributi figurativi è la possibilità di non perdere anni di anzianità contributiva durante eventi tutelati dalla legge. Questo consente di maturare prima i requisiti per la pensione e, in alcuni casi, ottenere un assegno più elevato.

Per chi ha avuto carriere discontinue, i contributi figurativi rappresentano un valido strumento per evitare penalizzazioni sull’assegno finale. Non tutti i periodi figurativi sono però utili al calcolo dell’importo: il servizio militare, ad esempio, incide sia sul diritto che sulla misura, mentre altri – come la disoccupazione – possono essere utili solo per il diritto.

Secondo le stime, chi può contare su 4 anni di contributi figurativi può anticipare la pensione fino a 1 anno rispetto a chi ne è sprovvisto. Tuttavia, la normativa può cambiare, quindi è sempre utile verificare la propria situazione contributiva aggiornata.

Esempi pratici: come funzionano i contributi figurativi

Immagina un lavoratore che abbia alternato periodi di lavoro a periodi di disoccupazione indennizzata e maternità. Se accumula 2 anni di disoccupazione e 1 anno di maternità, può vedere riconosciuti 3 anni di contributi figurativi, utili sia per raggiungere la pensione sia per aumentare l’importo dell’assegno mensile.

Se il lavoratore raggiunge i 20 anni di contributi (di cui 3 figurativi), potrà accedere alla pensione di vecchiaia senza penalizzazioni. In casi simili, i contributi figurativi possono rappresentare fino al 15% della carriera contributiva, con un impatto concreto sulla pensione.

Normative di riferimento e aggiornamenti

Il regime dei contributi figurativi è normato dal D.P.R. 818/1957, dal D.Lgs. 503/1992 e dalla Legge 335/1995. Le regole possono cambiare in base alle riforme previdenziali e alle circolari INPS più recenti. È importante consultare gli aggiornamenti normativi e verificare la propria posizione contributiva tramite il portale dell’INPS.

I periodi massimi riconoscibili come contributi figurativi variano in base all’evento: ad esempio, per servizio militare si accredita l’intera durata, mentre per disoccupazione e cassa integrazione si riconoscono solo i periodi indennizzati, con un tetto massimo di 5 anni ai fini della pensione anticipata.

In sintesi

I contributi figurativi sono uno strumento essenziale per tutelare la carriera previdenziale di chi si trova in situazioni protette dalla legge. Se utilizzati correttamente, permettono di raggiungere più rapidamente la pensione e di incrementare l’importo dell’assegno anche del 5-7%, a seconda della storia lavorativa. Per sfruttarli al meglio, tieni sempre sotto controllo il tuo estratto conto contributivo e informati sulle normative in vigore.

Massimo Parisi

Dottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti

Dottore Commercialista e Revisore Legale iscritto all'ODCEC di Torino dal 2009. Gestisce uno studio associato specializzato in fiscalità d'impresa, successioni e pianificazione patrimoniale. Consulente per PMI e professionisti su agevolazioni fiscali, bonus edilizi e adempimenti tributari. Autore di articoli per riviste di settore e relatore presso associazioni di categoria.

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