Allerta Canone Rai: quanto pagheremo nel 2023?

Il Canone Rai evidenzia alla perfezione una costrizione di pagamento che anche se non risulta essere particolarmente alta se rapportata alle bollette o ad altre tasse, fatica ad essere accettata per motivazioni sopratutto concettuali in quanto la televisione (oggi definita “il TV”, avendo acquisito funzionalità avanzate ed approfondite) viene percepito come un elettrodomestico che fa parte della normalità, ed il servizio come “necessario”. Se è vero che alcuni paesi hanno eliminato il concetto di tassa televisiva, spostando la spesa pubblica della tv in altre “zone”, l’Italia come la Germania e la Francia continua a fare uso del Canone televisivo, termine tecnicamente inappropriato in quanto si tratta di una imposta in tutti i sensi. Nel 2023 questa forma di tassa subirà sicuramente un’importante cambiamento ma che forse non sarà l’unico.

Allerta Canone Rai: quanto pagheremo nel 2023?

A partire dal prossimo anno, il Canone Rai “sparirà” dalla bolletta della luce in quanto viene definito non congruo agli standard europei l’associazione di una tassa ad una fornitura europea. La metodologia è stata decisa dal governo Renzi nel 2016 che ha senz’altro portato ad un incremento delle entrate nelle casse dello stato ma di contro ha portato se possibile a maggiori divisioni.

Non è ancora chiaro come il governo che andrà a formarsi nelle prossime settimane deciderà di approcciare la situazione, in quanto la decisione di “dividere” nuovamente la Tassa televisiva dalla bolletta potrebbe essere prorogato per un altro anno, oppure se dare la possibilità di pagarlo attraverso altre fonti, come ad esempio attraverso la dichiarazione dei Redditi, nel 730.

Non è da escludere la possibilità di mantenerlo quindi legato alla fatturazione elettronica attraverso un sensibile aumento dagli attuali 90 euro.

Insomma per avere notizie ufficiali bisognerà per forza di cose attendere, anche se diverse entità come Codacons invita a considerare l’ipotesi abrogazione in quanto secondo alcuni calcoli, il servizio pubblico potrebbe “sopravvivere” con gli introiti delle pubblicità.

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