terreno abbandonato

Come arricchirsi con un terreno abbandonato? Ecco il segreto

Far fruttare un terreno, indifferentemente dalle intenzioni, può non essere facile, visto che influiscono una serie di fattori molto diversi e non sempre determinati dalle scelte dei proprietari. Negli ultimi due anni ciò è sembrato ancora più lampante: anche investimenti “giusti” hanno subito problemi molto gravi ed ciò ha portato nuove porzioni di terreno ad essere dismesse in relativamente poco tempo, sia nei centri urbani che fuori città. Un terreno abbandonato può comunque essere reso nuovamente fruttuoso?

La risposta è si, anche se bisogna tenere conto di numerosi fattori: non conviene “impuntarsi” sulla tipologia di attività che vogliamo noi, ma su quella più remunerativa. E’ importante ad esempio seguire i trend attuali, investendo su quelli che possono portare ad un guadagno per la maggior parte dell’anno.

Come arricchirsi con un terreno abbandonato? Ecco il segreto

Bisogna prima di tutto individuare un terreno adatto: si può acquistarlo regolarmente, oppure ci si può accordare con il precedente proprietario che può cederlo per somme irrisorie oppure attraverso la donazione, quindi a titolo gratuito. E’ anche possibile sfruttare un terreno abbandonato attraverso l’usufrutto, ossia la possibilità di lavorare e guadagnare un terreno “non nostro”.

Tendenzialmente sono 3 i modi per usare un territorio abbandonato: attraverso la coltivazione/allevamento, convertendolo a campo sportivo oppure decidendo di farne una fattoria didattica, quest’ultima opzione risulta essere particolarmente intrigante nelle zone “fuori città”.

Se il terreno è compatibile alla coltivazione, bisogna scegliere con accuratezza cosa intendiamo coltivarci, scegliendo magari prodotti particolarmente in voga come le bacce do goji, il ginseng, il bambù ma anche allevamenti di lumache e lombrichi. E’ anche possibile, se diventiamo proprietari, scegliere di far affittare il nostro terreno a persone già ben disposte a raccoglierne i frutti, dietro un pagamento di una percentuale, ovviamente.

L’importante è non aspettarsi profitti immediati e calcolare molto accuratamente il rapporto costi-benefici.

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