Attenzione a pagare in contanti le fatture: ecco cosa può accadere

In un contesto economico fortemente condizionato dai cambiamenti sociali e politici, in maniera più o meno graduale cambiano anche le abitudini più radicate sono per forza di cose soggette al cambiamento.

Una cultura fortemente legata alle tradizioni come quella italiana ha solitamente un approccio non sempre facilissimo verso il cambiamento, anche questo arriva in realtà da molto lontano, come reso evidente dal graduale e per certi versi necessario passaggio dal contante alle transazioni elettroniche.

Dal contante al digitale

Da circa 20 anni l’Italia, così come ogni paese che fa parte della Comunità Europea ha adottato una politica fortemente legata al controllo delle transazioni monetarie, sopratutto per limitare quanto più possibile il riciclaggio di denaro, il lavoro nero e l’evasione fiscale, tutti fenomeni diffusi anche grazie alla “volatilità” del denaro liquido. Gradualmente quindi i trasferimenti di denaro con il contante sono stati disincentivati, mentre numerose agevolazioni per i pagamenti elettronici hanno preso piede tra la cittadinanza, come il Cashback, oltre che dal recente obbligo di POS per i pagamenti con carta/bancomat da parte degli esercenti e professionisti, obbligo che porterà a partire dal 2023 a delle sanzioni per chiunque non si sia adeguato alle normative.

Attenzione a pagare in contanti le fatture: ecco cosa può accadere

Anche i pagamenti delle fatture sono stati gradualmente condizionati da politiche sempre più stringenti dall’uso del contante. Dallo scorso gennaio qualsiasi forma di erogazione e trasferimento ed erogazione di denaro, pagamento di fatture incluso, potrà continuare ad essere effettuato con il contante entro i 999,99 euro, mentre superata questa soglia il trasferimento dovrà essere ultimato esclusivamente attraverso metodi tracciabili come bonifici, o attraverso carte/bancomat.

Per transazioni con contanti superiori ai 999,99 euro subentrano delle sanzioni piuttosto pesanti, se rilevate dall’Agenzia delle Entrate: si parla di un minimo di 1000 euro fino ad un massimo di 50.000 euro, ed anche l’omessa segnalazione porta ad una sanzione amministrativa pecuniaria minima di 3.000 euro fino a 15.000 euro.