Il polpo “entra” nella robotica: la ricerca scientifica s’ispira ai tentacoli

Che il polpo fosse un animale estremamente intelligente era cosa nota. Come potesse aiutare tanto nella ricerca scientifica, anche. Che “entrasse” quasi di diritto nel mondo della robotica, è invece una novità, anche se non recentissima. I ricercatori della Harvard School of Engineering and Applied Sciences (SEAS) e della Beihang University hanno infatti costruito un braccio robotico ispirato ai tentacoli dell’animale marino. Capace di compiere con gli oggetti operazioni che per gli altri robot risultano più complesse, come afferrare e manipolare.

Il braccio robotico ispirato al polpo: i dettagli

Il risultato della ricerca, pubblicato su Soft Robotics, è il frutto dell’idea di pensare al polpo non più soltanto per le capacità mobili delle sue “braccia”, ma anche per le sue capacità prensili. Tutti ricordano i video di alcuni polpi intenti ad aprire barattoli chiusi, con essi stessi all’interno, per uscirne. La capacità manipolatoria dei tentacoli del polpo è stata trasferita ad alcuni bracci meccanici che, come si vede dal video diffuso su Youtube, hanno la possibilità di manipolare oggetti anche delicati, come delle uova o un iPhone.

Come si può apprezzare dalle immagini, la presenza delle ventose conferisce al braccio robotico una presa salda, basata anche sulla suzione dell’aria all’interno delle parti in gomma ispirate ai tentacoli del polpo. Ed è proprio la capacità di queste componenti di attaccarsi praticamente ad ogni oggetto, sia di superficie piana o rugosa, ruvida o liscia, ad aumentare le potenzialità dei dispositivi robotici. Un braccio rastremato, infine, come quello del polpo, consente al robot di infilarsi anche in spazi impervi, normalmente irraggiungibili per bracci meccanici di dimensione superiore.

La Soft Robotics e la sua doppia valenza

Come spesso succede lo studio ha una valenza doppia: sia nell’ambito delle novità tecnologiche, sia in quello dello studio dell’animale che lo ha ispirato. L’ulteriore importante novità è costituita dalla consistenza “morbida” del braccio robotico. Proprio per questo la ricerca è stata pubblicata su “Soft Robotics”. La presenza di un braccio morbido ma di natura meccanica rappresenta un possibile nuovo sviluppo attuabile in tutti quei campi in cui la robotica sta – ormai da anni – migliorando e sostituendo l’uomo.

La nascita del polpo robot è dovuta a una ricercatrice italiana

C’è da precisare che il braccio che si vede nel video non è una novità assoluta. L’inventrice della Soft Robotics, e del primo prototipo di polpo-robot, “Octopus”, è una ricercatrice della Scuola Sant’Anna di Pisa, Cecilia Laschi. Come si apprende da La Nazione, la scienziata, dopo il primo prototipo di polpo, è passata allo sviluppo di un braccio robotico ispirato alla proboscide degli elefanti. Questo un estratto delle sue parole: “Coloro che dieci anni fa erano i miei studenti e insieme dovevamo davvero imparare tutto, oggi sono diventati i massimi esperti mondiali del settore”.