La Consulta boccia la Lombardia per la legge anti-moschee

La Corte Costituzionale ha stabilito che la legge approvata dalla regione Lombardia nel 2015 relativa agli spazi per le moschee e altri luoghi religiosi viola la Costituzione, perché non garantisce la libertà di culto prevista dall’articolo 19. La legge, chiamata anche “legge anti-moschee”, era stata voluta dalla giunta regionale di centrodestra, ma poi il Tar della Lombardia aveva sollevato dubbi sulla sua costituzionalità.Le parti bocciate in maniera specifica dalla Consulta riguardavano la condizione, posta per l’apertura di un nuovo luogo di culto, dell’esistenza di un Piano per le attrezzature religiose (Par) a prescindere dall’impatto urbanistico del singolo progetto, con un regime differenziato previsto di fatto per le sole attrezzature religiose e non per le altre opere di urbanizzazione secondaria. Inoltre per le norme regionali il Par poteva essere adottato dai Comuni solo contestualmente al Piano di governo del territorio: secondo i giudici, la contestualità della procedura e il carattere discrezionale delle scelte dei Comuni faceva sì che la possibilità di realizzare nuovi luoghi di culto fosse del tutto incerta.La controversia affonda le radici nell’ottobre 2013, quando l’associazione creata da fedeli islamici compra l’immobile. Il permesso di costruire viene rilasciato a gennaio 2016. Quando l’associazione comunica l’inizio dei lavori nascono però i primi dubbi sulla legittimità della destinazione dell’edificio. Il Comune fa marcia indietro, annulla il permesso e nasce la controversia.

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